I Borghi Rurali in Sicilia

Con la legge 2 gennaio 1940, n. 1, intitolata "Colonizzazione del latifondo siciliano", veniva istituito l'Ente di colonizzazione del latifondo siciliano dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, posto alle dipendenze del Ministero dell'agricoltura e delle foreste, con il compito di assistere, tecnicamente e finanziariamente, i proprietari nell'opera di trasformazione del sistema agricolo produttivo e di procedere direttamente alla colonizzazione delle terre delle quali l'ente acquistasse la proprietà o il temporaneo possesso.

Nell'ambito del disegno di perseguimento della formazione di poderi autosufficienti, dotati di case coloniche, si inseriva anche quello della costruzione di borghi rurali che potessero attirare famiglie di contadini anche in aree che, sebbene fertili o rese tali dall'opera di bonifica, restassero tuttavia poco accettabili per la lontananza dai centri urbani o dalle aggregazioni di case già esistenti e, quindi, prive dei più elementari servizi.

I borghi rurali erano concepiti come dei piccoli villaggi, in una versione architettonica moderna, dotati dei principali servizi (scuola, chiesa, ufficio postale, bevai, stazione dei carabinieri, ecc.).









Con la legge regionale 27 dicembre 1950, n.104, "Riforma Agraria in Sicilia" ed atto di nascita dell'ERAS, si dispose di continuare il disegno di costruzione dei borghi rurali, delle case coloniche, degli acquedotti e bevai e degli invasi collinari, continuando cosi l'opera dell'Ente di colonizzazione, e al fine di rendere, oltre che economicamente efficace, anche confortevole, la vita degli agricoltori nelle campagne.

La Legge Regionale 10 agosto 1965, n. 21. trasformò l’ERAS in ESA (Ente di Sviluppo Agricolo) e il nuovo Ente continuò nei compiti dell'ERAS di riforma (sigh!) del latifondo e di costruzione di strade, trasformazione in rotabili delle trazzere, adduzione di acque, assistenza tecnica agli agricoltori, costruzione di bacini, dighe, condotte, impianti elettrici, ma non continuò l’impegno verso i borghi rurali, pur restando incaricata, in qualità di concessionario, della gestione di quelli esistenti.









Col passare degli anni i borghi rurali sono diventati di proprietà dei comuni di riferimento, a cui sono stati trasferiti.







(immagini di Borgo Balletto, a San Cipirrello, Palermo)

2 commenti:

giuliana ha detto...

salve, sto conducendo uno studio sul borgo rurale Petilia, Caltanissetta. lei ha fatto foto a proposito? sono interessata.

.Mario Macaluso ha detto...

sorry, non conosco quel borgo. cerchero' di rimediare al piu' presto :)