
A Santa Margherita Bèlice, all'interno della ex chiesa Madre, da poco finita di restaurare, centinaia di fotografie guidano il visitatore alla scoperta di quell'evento drammatico che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 sconvolse la vita di 9 paesi della Valle del Bèlice: Montevago, Salaparuta, Poggioreale, Santa Margherita Bèlice, Gibellina, Santa Ninfa, Sambuca di Sicilia e Vita.
370 vittime e un migliaio di feriti.

Centinaia di scatti fotografici documentano le ore e i giorni immediatamente successivi al tragico evento.
Sono volti di uomini, donne e bambini, di case distrutte, di paesi stravolti e in maniera particolare di macerie.
Ci sono anche le immagini di tutte le fasi dei primi soccorsi, dei primi aiuti, delle baracche, fino ad arrivare alle immagini della altrettanto tragica, lunga e dolorosa "ricostruzione" urbanistica.

Le fotografie provengono in gran parte dall’archivio fotografico di Nicola Scafidi, reporter siciliano, tra i primi ad arrivare, dopo le prime scosse, in quella notte di gennaio.
Ci sono anche alcuni scatti di Riccardo Taiani e di tanti cittadini che hanno risposto all’appello dell’Istituzione Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Le immagini esposte sono accompagnate da testi di Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo e Sergio Zavoli. Sono esposte anche le pagine che i principali quotidiani locali e nazionali dedicarono all'evento.
Una sala del museo, la ex cripta sotterranea, e' dedicata a Danilo Dolci, sociologo Triestino trapiantatosi in sicilia sin dagli anni '50, che affianco la gente del luogo nelle lotte per la ricostruzione e contro la mafia e una classe politica inetta, collusa e corrotta.





Il museo della Memoria di Santa Margherita Bèlice costituisce un esempio (rarissimo in questa terra siciliana) sul ruolo di testimonianza, di ricordo a futura memoria e anche di denunzia della fotografia.



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