I bambini di Palermo [ RACCONTO]


I bambini di Palermo conoscono la giusta strada per arrivare al mercato.
Selvatici ma cittadini.
Figli di questa e altre mille contraddizioni, per strada ci passano il meglio e pure il peggio delle loro giornate. Con un pallone che rimbalza a fatica e la porta inventata tra il tubo del gas e lo spigolo del marciapiede, lì ridono, sudano e si vaccinano alla vita.

U cchiù nicu, per esempio, lo scorso natale ebbe regalato dalla befana, una spilla luccicante, una stella da sceriffo. Se l’attaccò al petto e impettito se ne andava girando per il quartiere. Lui piccoletto e appena arrivato fece giusto a tempo a girare l’angolo. La sua carriera di sceriffo durò quei favolosi quattro minuti e qualcosa, che impiegò per arrivare dal suo portone alla piazzetta (senza contare l’adrenalinica discesa per le scale, ovvio). Poi qualcuno, che lui oggi assicura non aver visto bene in faccia, lo notò aggirarsi impettito e s’indispettì. Si avvicinò, lo fissò negli occhi come nel Far West e gliela strappò velocemente. Poi se ne andò piano. Con tutto il diritto a non scappare.
Oggi, i due giocano a pallone insieme in quella piazzetta, ma u cchiù nicu che, alla meglio, imparò a non ostentare - lo stesso che oggi assicura non riconoscere l’autore del misfatto - quando toglie la palla a quelli grossi lo fa con una rabbia tutta sua.

Questa, del resto, non è una città con giardini pubblici o meglio ancora istallazioni comunali di altalene e affini con tanto di sabbia e di recinto.
Qui non ci sono recinti. Ma nemmeno spazi liberi.
I bambini rubano pezzi di strada alle macchine, ai negozi, ai passanti che amunì
si sta facendo la passeggiata questo io devo tirare la punizione, il pallone, tra i palazzi, fa un rimbombo da baionetta di prima guerra mondiale e poi finisce sempre nei posti peggiori, senza perdersi mai.

Si può crepare, ma non si perde mai, in questa città.
Ed ogni volta è una prova di destrezza e coraggio. Recuperare il pallone.

Il livello numero uno, è il balcone della vecchietta del palazzo al lato, che è solo un po’ sorda ma, da brava ex maestra, tollerante e si tratta semplicemente di avere pazienza. E lì ci si manda una fimmina, quando ammesse, perché proprio si è in pochi e manca qualcuno a porta. La cosa, poi, si fa più interessante quando c’è da arrampicarsi, e quello è sempre chiddu che s'annaca e tira così forte che la palla tra le sbarre del cancello di fronte non rimbalza ma s’incastra. Qui fanno a caso quelli sotto i 5 anni o i 110 cm, che hanno già la tecnica imparata mano-piede-mano, e la scarpa non gli s’incastra nel ferro. L’ultimo stadio è ovviamente quello del signor Di Giovanni e del suo piccolo terrazzo a piano terra che da sulla strada. Insopportabile, lui e le sue piante, che non si capisce che ci trova
visto che non fanno fiori
.
Scende con gli zoccoli da infermiere, la canottiera e urla. Urla, fa l’appello dei cognomi e minaccia. Lo sa bene che qui i padri non vogliono avere troppi problemi, con i figli. Allora recuperare il pallone è tutto un gioco di silenzio, agilità e sangue freddo, roba da gatti insomma. Ma se, nell'operazione, si dovesse spezzare qualche ramo del ficus, per caso e sempre senza fare rumore, beh nessuno si rammaricherebbe più di tanto.


I bambini di Palermo conosceranno di certo la strada per il mercato.
Voi chiedeteglielo.
Vi guarderanno come solo loro possono, dal basso in alto ma con una superiorità profonda e anche un po’ di sfottò.
Diciamo da uomini fatti.
Vi guarderanno così e poi vi manderanno a sperdere.
O forse no.

(Il testo e' di Alessandra )