
La moglie, donna Concetta, era una donna di ferro.
Di quelle che tolgono la pentola dal fuoco a mani nude e senza nemmeno una smorfia. Le giovani non ci sono capaci, con le loro mani allisciate. La nipote, per esempio, che a noi lenticchie non è mai andata tanto a genio, una volta ci fece cadere sane sane per terra. La nonna ci aveva appena scolate ma ebbe la cattiva idea di passarle la caccavella per rimetterci sul fuoco. Quella si scottò e ci fece cadere. E pensare che noi stavamo aspettando solo la pasta, che il lardo l’avevano già soffritto e l’origano già mischiato.
Quanti allucchi quel giorno.
Un’arrabbiatura di donna Concetta seconda solo a “quella volta", ormai così leggendaria che non passa Natale nel quartiere senza che venga raccontata da qualcuno.

Per le feste comandate, la libertà di spesa è sospesa.
Allora la bravura di don Mariano stava nello scegliere il migliore capretto di pasqua o la ricotta più fresca per la cuccia di Santa Lucia. Ma don Mariano era proprio un esperto e “quel” natale se ne venne con il capitone più vispo e cocciuto di tutti i mari.
Rigorosamente vivo, nella busta si dimenò per tutto il cammino di ritorno, che quasi gli stava scappando di mano.

Solo la moglie, donna di ferro, con le sue mani ferme e risolute riuscì a tiralo fuori dalla busta e ad immobilizzarlo.
Lo fece a pezzetti.
Ma quando abbassò la guardia, sicura di avere il controllo della situazione, il capitone, ancora oggi eroe agli occhi immobili di tutti i pesci del mercato, alzò la testa e si vendicò.
Non si sa bene come abbia fatto.
Noi lenticchie, dall’alto dello scaffale, siamo riuscite a vedere solo donna Concetta correre per tutta la casa dimenando il dito con sù attaccata la testa di quel capitone, che, ancora vivo, le aveva morso nel mezzo l’indice.
La nipote con le mani di ricotta ci sarebbe svenuta ad una cosa del genere. La stessa, quand’era piccola ci faceva sempre il solletico e a noi, appunto, non è mai andata tanto a genio.

Noi siamo lenticchie serie, sfuse.
Del resto, nella cucina di casa Agnello, quelle in scatola pesate precise, non sono mai state ammesse.
Lei, sulla nota, scriveva sempre quantità storte, tipo 345g di ceci, 460g di pomodori, oppure metteva prezzemolo senza basilico e aglio senza cipolla.
Lui, che non sapeva resistere alle tentazioni dei venditori, al ”abbondo?”, al “aggiung nù poche e' basilico”, annuiva sempre, e lei si ritrovava con le spesa giusta.

Dunque, quando toccava a noi, era 450g di lenticchie piccole, e arrivate a casa ci davano in pasto alla nipote, per il controllo di qualità.
Doveva dividerci dalle pietruzze infiltrate che, per quanto cerchino di sembrarlo, non sono lenticchie sfuse e il crock che fanno tra i denti quando ne scappa una nella minestra non è per nulla piacevole.
Allora ci affidavano a quelle insopportabili manine, piccole e pienotte, che ci stendevano su un piatto largo e ci sfrocoliavano a cinque, sei alla volta.
Un solletico assurdo, e noi ridevamo e zompettavamo, che solo l’essere messe a bagno per quattro ore ci calmava.


Le arrivava pure un premio, a quell’antipatica della nipote, per averci torturato per bene. Come finiva con le pietruzze, correva nel cortile, mentre la nonna le preparava la merenda più ambita.
L’irripetibile unione di pane croccante e zucchero, celebrata dal limone. Abbondante.
Donna Concetta ne preparava in abbondanza e lo tirava giù con il paniere.
Ed era una festa per tutti i bimbi del cortile.
Oggi la nipote è grande e vive in una città del nord con il marito.
Le figlie hanno un accento strano e merende richiuse in pacchetti di plastica.

Ora donna Concetta non fa più la nota e don Mariano non va più a fare la spesa per nessuno.
Ma quando attraversa veloce e rigido per il mercato, ogni tanto si ferma.
Annusa l’aria, ascolta le voci e le manda un saluto.
I piccioni sanno solo beccare, le lenticchie invece sanno.
Sanno i racconti degli inverni del Sud.
Per l’estate, chiedete ai piselli.
Loro vi possono raccontare tutti i pettegolezzi che escono dalle tre ore e quattro donne che ci vogliono per pulire cinque chili di piselli freschi, ancora nella buccia.
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il racconto e' di Musa disoccupata. grazie Ale per la bellssima storia.
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